Parmigiano-Reggiano ancora nello spazio. In missione con Roberto Vittori
Già alimento ufficiale dei cosmonauti, 15 anni di missioni tra le stelle.
Reggio Emilia, 20 maggio 2011 - Il Parmigiano-Reggiano torna in orbita.
Non nuovo ad esperienze nello spazio – il debutto risale al 1996 – il “re dei formaggi” è stato portato nella Stazione Spaziale Internazionale (SSI) a bordo dell’Endeavour (la navicella spaziale che sta compiendo la sua ultima missione) dall’astronauta italiano Roberto Vittori.
Ai sei membri dell’equipaggio – e tra questi l’altro astronauta italiano Paolo Nespoli, che rientrerà a giorni dalla missione – Vittori ha portato piccole porzioni di Parmigiano-Reggiano confezionate una ad una in atmosfera controllata: quelle porzioni monodose, in sostanza, che si ritrovano in tanti pubblici esercizi in confezioni "Snack", particolarmente idonee – e per questo autorizzate dalla Nasa – al consumo in un ambiente del tutto particolare quale è uno shuttle.
Vittori, cui il formaggio è stato inviato dal Consorzio di tutela e consegnato dal maestro dello sport Giorgio Cimurri, ha così celebrato, di fatto, il decennale del riconoscimento del Parmigiano-Reggiano quale formaggio da inserire nelle diete degli astronauti. Fu infatti nel 2001 che l’Ente spaziale Russo inserì ufficialmente il Parmigiano-Reggiano nella dieta di bordo della missione finalizzata alla costruzione della Stazione Spaziale Internazionale (SSI): i cosmonauti russi T.A. Musabaev e Y.M. Baturin, insieme al primo cosmo-turista, lo statunitense Dennis Tito, utilizzarono il formaggio Parmigiano-Reggiano nella confezione monodose.
Nel gennaio 2005, poi, l’apoteosi: il Parmigiano-Reggiano è inserito nella dieta orbitale ufficiale di tutti gli astronauti in missione sulla Stazione Spaziale Internazionale.
“Siamo ovviamente molto soddisfatti – sottolinea il presidente del Consorzio di tutela, Giuseppe Alai – di accompagnare con il nostro prodotto la missione di Vittori e di salutare il rientro di Nespoli, la cui partecipazione a queste missioni spaziali conferma l’eccellenza italiana in una professione e in un ambito così difficile e selettivo”.
“Sul fatto che il Parmigiano-Reggiano fosse il prodotto più idoneo per accompagnare gli astronauti – prosegue Alai – non avevamo dubbi: da quindici anni, cioè da quando venne portato in orbita dagli astronauti Maurizio Cheli e Umberto Guidoni (22 febbraio-9 marzo 1996, missione spaziale Nasa, Space Shuttle Columbia) sappiamo non solo che è particolarmente idoneo anche all’alimentazione degli astronauti, ma soprattutto che il fatto di essere del tutto naturale e caratterizzato da una lunga stagionatura garantisce una perfetta conservazione anche in situazioni estreme”.
“A questo proposito – conclude Alai – poco meno di un anno fa abbiamo salutato la conclusione dell’avventura del navigatore solitario Red Stowe, tornato sulla terraferma dopo oltre 3 anni (esattamente 1.152 giorni) di navigazione in mare senza alcuna sosta e senza rifornimenti, impresa proprio per simulare alcune condizioni di una ipotetica missione sul pianeta Marte: ebbene, anche in quel caso, a bordo della barca “Anne” erano stati caricati, alla partenza da New York, ben 113 chili di Parmigiano-Reggiano”.
QUINDICI ANNI DI MISSIONI SPAZIALI
Nello spazio, come si è detto, non è la prima volta che il Parmigiano-Reggiano – che nel gennaio 2005 era inserito nella dieta orbitale ufficiale di tutti gli astronauti in missione sulla Stazione Spaziale Internazionale - è di casa.
Il debutto avvenne nel 1996 con gli astronauti italiani Guidoni e Cheli (Shuttle Columbia); nel periodo aprile-giugno del 2000 furono invece i cosmonauti russi Sergey Zalyotin e Aleksandr Kaleri a portate la confezione monodose nell’ambito della missione spaziale russa sulla MIR (stazione spaziale orbitante).
Da un punto di vista scientifico, il 20 ottobre 2000 avvenne l’autentica celebrazione del Parmigiano-Reggiano come alimento particolarmente idoneo alla dieta degli astronauti (Valeri Morgun, responsabile medico del Centro “Y. Gagarin”, a Salsomaggiore nel convegno "Food for Space", promosso dal prof. Umberto Solimene, dell'Università di Milano) per la sua alta digeribilità, l’elevato contenuto in calcio (elemento la cui perdita è elevata in assenza di gravità) facilmente assimilabile, l’assenza di conservanti ed additivi e la piacevolezza: fatto quest’ultimo, innovativo, poiché ha introdotto il gradimento organolettico come elemento di scelta per la composizione di una dieta fino ad allora composta da preparati sintetici.
Nell’aprile e nel giugno 2001, il Parmigiano-Reggiano torna di nuovo nello spazio con la Nasa (di nuovo con Umberto Guidoni) e con l’Ente spaziale russo (a bordo c’è anche il primo cosmo-turista, l’americano Tennis Tito), e diviene alimento ufficiale dei cosmonauti russi.
Nell’aprile-maggio 2002 è per la prima volta a fianco di Roberto Vittori (sostituzione della capsula di salvataggio Soyuz, viaggio del secondo cosmo-turista, il sudafricano Mark Shuttleworth), e nell’aprile 2005 (missione spaziale “Eneide”) è di nuovo con Vittori, il russo Sergei Krikalev e l’americano Jhon L. Phillips sulla Stazione Spaziale Internazionale.


