• 2006

LA DIFESA DELLE INDICAZIONI GEOGRAFICHE PER LE PRODUZIONI TIPICHE NEL MONDO

Il tema al centro di un convegno svoltosi a Roma nel corso del quale è stato anche consegnato il "Premio Internazionale Parmigiano Reggiano" al "Café de Colombia"


Roma, 19 Ottobre 2006 - Molti prodotti alimentari sono così radicati nel territorio da essere ricordati soprattutto per la loro zona d'origine, dove vengono ottenuti con tecniche artigianali ed anche per questo si differenziano nettamente dalle produzioni industriali. Si è incentrato su questo tema il convegno su "Indicazioni Geografiche: l'Europa apre le porte al Mondo" svoltosi oggi a Roma, alla presenza di Paolo De Castro, Ministro per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali.
Aprendo i lavori, il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai, ha dichiarato che "non possiamo rinunciare ad affermare nel commercio mondiale il valore della tutela dei prodotti di origine e questo non per assicurarci un'autoreferenzialità, ma per offrire al consumatore 'globale' le opportune garanzie e la possibilità di un reale riconoscimento del valore delle produzioni e perchè le Indicazioni Geografiche costituiscono uno strumento di accesso al mercato".
L'appuntamento romano si proponeva di analizzare il legame fra prodotto ed origine, in modo da superare le contrapposizioni e la confusione che troppo spesso si creano fra prodotti Dop e prodotti di marca, due categorie in cui l'Italia vanta una grande tradizione.
A questo proposito, grazie all'intervento di Antonio Berenguer, della Commissione Europea, nell'ambito del convegno è stata ripercorsa la storia della normativa sulle Dop e le Igp (2081/92) con la quale l'Unione europea ha voluto riconoscere il valore del legame tra prodotto alimentare e territorio d'origine e ha istituito un impianto giuridico affinché le denominazioni fossero tutelate e riservate a quei prodotti. Nel corso degli anni questa tutela ha subito un'evoluzione (510/06) che ha portato recentemente al riconoscimento dei prodotti d'origine (ovvero "Indicazioni Geografiche") anche dei paesi fuori dall'Europa. Una novità, questa, che ha aperto una prospettiva importante per affermare, come ha ricordato Ester Olivas di OriGIn, tra le regole degli scambi internazionali, all'interno del WTO, il principio delle Indicazioni Geografiche non come limitazione della concorrenza, ma come valorizzazione delle specificità e delle caratteristiche dei prodotti, a vantaggio dei produttori e dei consumatori.
Anche in Italia la normativa è stata accolta e ampiamente utilizzata, e Laura La Torre, direttore generale della Qualità dei Prodotti del Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali, ha ricordato che l'Italia attualmente guida la classifica delle Dop e Igp, sia come numero di prodotti che come quantità prodotte: da qui il peso strategico dei prodotti d'origine e dell'impianto dei sistemi di tutela. In questi anni, la legislazione nazionale, che ha tradotto le norme di tutela europee relative a questo settore, ha subito un'importante evoluzione, culminata con l'emanazione del "Decreto sanzionatorio" per aumentare le garanzie per la tutela dei prodotti.
Ma al di là dei meccanismi di tutela, è prima di tutto nelle procedure di riconoscimento dei prodotti che l'Italia deve adottare una adeguata strategia per preservare il valore del sistema di protezione, salvaguardandolo dal rischio di un'inflazione di prodotti tutelati, di disciplinari e di patenti di tutela in cui sono messi sullo stesso piano prodotti realmente espressione di un territorio con altri di più debole tradizione. Giuseppe Liberatore, presidente dell'Associazione Italiana Consorzi delle Indicazioni Geografiche, ha affermato che la "via italiana alle Dop" deve fare tesoro della tradizione dei Consorzi di tutela, inserendo nel sistema di riconoscimento le opportune competenze maturate.
I prodotti d'origine italiani devono potersi distinguere in modo preciso dai prodotti che genericamente si richiamano al nostro Paese determinando il rischio dell'"Italian sounding", recentemente indagato come fenomeno che accomuna senza possibilità di distinzione i prodotti di reale espressione del territorio con i prodotti genericamente "italiani", creando non poca confusione tra i consumatori. Leo Bertozzi, direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano, ha sostenuto l'esigenza di distinguere tra le produzioni d'origine autentiche (IG), che si sono affermate all'interno di un territorio sia per la produzione della materia prima sia per la capacità di trasformazione artigianale della stessa, con i prodotti definiti "Made in Italy" ed espressione di una generica origine italiana, ma comunque legati alla tradizione di tante industrie che hanno affinato e fatto propria la capacità di selezionare, trasformare e valorizzare materie agricole che possono provenire da ogni parte del mondo.
Per quanto riguarda, ad esempio, un prodotto molto diffuso ed apprezzato in Italia, quale il caffè, Luis Fernando Samper, direttore della Federazione Nazionale dei Cafeteros di Colombia, ha affermato che i frutti di caffè prodotti e trattati nelle condizioni che si verificano in Colombia sono espressione autentica del territorio di origine. Inoltre, ha affermato che il famoso marchio "Café de Colombia" ha promosso il necessario riconoscimento tra i consumatori mondiali così che il caffè colombiano è apprezzato in tutte le sue dimensioni, consentendo alle persone di gustare le caratteristiche del caffè che, per condizioni pedoclimatiche ed ambientali, può offrire ai trasformatori una materia prima unica ed ai consumatori un prodotto con caratteristiche particolari. Anche questi prodotti possono essere riconosciuti dall'Unione Europea come prodotti d'origine e di questo l'industria di trasformazione deve tenerne conto. In particolare, la Federazione ha presentato nel giugno del 2005 domanda alla Commissione europea per ottenere al Caffè di Colombia il riconoscimento come IGP, primo organismo a richiedere la protezione riservata dall'Europa alle Indicazioni Geografiche.
Proseguendo la riflessione su un altro prodotto "italiano" per eccellenza, la pasta, Mario Rummo, presidente UN.I.P.I. (Unione Industriali Pastai italiani) ha dichiarato come la tradizione degli industriali pastai italiani apporti un importante e determinante valore aggiunto alla materia prima - il grano duro - non necessariamente proveniente interamente dall'Italia, grazie ad un processo di trasformazione consolidato che ha consentito al prodotto finito di ottenere un successo ed una diffusione mondiale.
"Le produzioni tipiche di qualità sono il tesoro agroalimentare del nostro Paese - ha dichiarato il ministro Paolo De Castro durante le conclusioni - e racchiudono in sé, oltre alla grandezza dei sapori, la storia e l'immagine dei nostri territori. Ecco perché tanto degnamente significano 'Italia'. La loro difesa e sostegno è dunque uno degli impegni che portiamo avanti con la massima convinzione. Solo la qualità e la capacità di fare sistema attorno ad essa può fare vincere al nostro Paese la sfida della globalizzazione".
Al termine del convegno, il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai, ha consegnato a Luis Fernado Samper, rappresentante dei produttori del "Café de Colombia", il "Premio Internazionale Parmigiano Reggiano", giunto alla sua seconda edizione e istituito nel 2004 dal Consorzio per premiare l'impegno di difesa e valorizzazione delle produzioni alimentari tipiche nel mondo. Premiando il "Café de Colombia", il Consorzio ha inteso assegnare un riconoscimento alla Federazione Nazionale dei Cafeteros, un'organizzazione che ha svolto nei quasi 80 anni di vita un ruolo significativo per migliorare le condizioni di coltivazione e la vita delle popolazioni legate alla produzione del caffè ed ha affermato nel mondo l'identità del Café di Colombia. Inoltre, percorrendo la via consentita dai regolamenti europei, è stato il primo organismo a richiedere il riconoscimento e la protezione riservata alle DOP e IGP, aprendo la strada ad una nuova stagione per le Indicazioni Geografiche extraeuropee.

Coltello e Parmigiano-Reggiano
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