• 2006

IL PARMIGIANO REGGIANO E IL MARKETING TERRITORIALE

Il ruolo del prodotto tipico è sempre più centrale per caratterizzare un territorio. Grande il contributo dei punti vendita dei caseifici per il mantenimento e lo sviluppo dell'economia rurale e del turismo locale

Reggio Emilia, 6 Dicembre 2006 - Caseifici, istituzioni, rappresentanti di associazioni e organizzazioni hanno affollato questa mattina l'Auditorium del Consorzio del formaggio Parmigiano Reggiano, a Reggio Emilia, dove si è svolto il convegno sul tema: "Il Parmigiano Reggiano ed il Marketing territoriale. Ruolo del prodotto tipico per il mantenimento e lo sviluppo dell'economia rurale e del turismo locale".
"Scopo dell'incontro, - ha affermato Giuseppe Alai, presidente del Consorzio - è analizzare l'attuale situazione della vendita diretta di Parmigiano Reggiano nei negozi annessi ai caseifici e valutarne lo sviluppo, in prospettiva del costante aumento di turisti, consumatori e appassionati di gastronomia che si sta registrando. Il Consorzio intende investire risorse per accompagnare i caseifici in questa attività di marketing diretto per il Parmigiano Reggiano".
Da una analisi effettuata dal CRPA (Centro Ricerche Produzioni Animali) emerge che il 5,6% del Parmigiano Reggiano commercializzato viene venduto nei negozi dei caseifici. "In montagna - ha dichiarato Kees De Roest, responsabile dell'Ufficio Economia del CRPA - questa incidenza sale al 6,7% rispetto al 5,2% della pianura. In particolare, i caseifici ubicati lungo le strade di grande traffico (Via Emilia, Strade Statali e Casello Autostradale) riescono a vendere oltre il 15% della produzione nel proprio negozio. Inoltre, un terzo di questi acquirenti proviene da aree esterne al comprensorio di produzione".
Portando l'esperienza del suo territorio, Giuseppe Liberatore, direttore del Consorzio Chianti Classico, ha dichiarato che "questi prodotti tipici, confinati nell'oblio per oltre mezzo secolo, sono stati 'improvvisamente' riscoperti perché interpretano un mutamento nello stile di consumo. La zona del Chianti ha ottenuto, negli ultimi vent'anni, un successo di immagine senza paragoni. La rinascita del territorio deve essere ricercata attraverso una strategia produttiva e di marketing basata su due concetti: la qualità del prodotto e il vino Chianti come espressione diretta delle qualità ambientali, artistiche e culturali del territorio. Col tempo questa strategia si è dimostrata vincente sia perché ha saputo interpretare in anticipo gli orientamenti dei consumatori, ma anche perché ha dato alle imprese un vantaggio competitivo notevole, aiutandole a riposizionarsi sui segmenti più alti e difficili del mercato".
Un'altra testimonianza sull'aspetto turistico del marketing territoriale e dei prodotti tipici è stata portata da Guido Venturini, direttore del Touring Club italiano, il quale ha affermato che "secondo recenti indagini, nel periodo 1999-2004, i maggiori tassi di crescita si sono registrati nelle città di interesse storico e artistico (+34,5% gli arrivi totali). Inoltre, alla domanda: 'Cosa ha sentito dire dell'Italia?', l'8,4% degli intervistati stranieri ha rispost "Cibo e vini", aspetto che in una scala tra 1 e 5 è stato mediamente giudicato con un punteggio pari a 4,28, secondo solo all'aspetto "cultura e arte" (4,34). Ciò significa che in generale il turismo sensibile al prodotto di qualità è in netto aumento e che gli stranieri hanno un'ottima idea dell'enogastronomia italiana, che si rafforza ulteriormente con la degustazione dei prodotti tipici in loco".
Queste considerazioni devono essere applicate e sostenute attraverso appositi interventi di comunicazione e marketing. A tale proposito, è intervenuto Pier Paolo Pacchiarotti, amministratore delegato di Max Information, il quale ha dichiarato che "per favorire l'aumento della presenza e la soddisfazione di questo consumatore "evoluto" è fondamentale curare e valorizzare un immagine coordinata prima di tutto del punto vendita e del packaging."
Un intervento atteso è stato quello di Valentino Bega, dirigente della Regione Emilia-Romagna, il quale ha affermato "che occorre sostenere il rapporto inscindibile tra il prodotto ed il suo territorio d'origine, in modo che il prodotto possa "marchiare" e caratterizzare sempre più il territorio, quasi come fosse l'unico elemento di distinzione". "La Regione Emilia-Romagna - ha proseguito Bega - vuole sostenere questa politica non solo con impegni finanziari, ma anche favorendo la semplificazione e la coesione degli strumenti e concentrando l'attenzione su alcuni progetti strategici".
In sintesi i partecipanti hanno evidenziato il concetto fondamentale che nessun prodotto tipico può affermarsi e trovare il proprio collocamento sul mercato se, per esempio, il packaging è scadente o se la rete distributiva è affidata al caso o ancora se le attività promozionali sono rivolte a fasce di consumatori non ricettive. In definitiva, se il prodotto può permettersi il "lusso" di essere ottenuto con tecniche tradizionali, i produttori devono agire in modo "moderno", poiché in caso contrario si sarebbe condannati a ripercorrere la strada della marginalità.

Coltello e Parmigiano-Reggiano
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