• 2008

NIVES MEROI INFORTUNATA SULMAKALU (8.463 METRI) - L’AFFETTO E GLI AUGURI DEL CONSORZIO DEL PARMIGIANO REGGIANO

Reggio Emilia, 15 febbraio 2008 - “Siamo vicini con affetto a Nives Meroi, e a lei, a nome di tutti i produttori di Parmigiano Reggiano, inviamo un caloroso augurio per una rapida guarigione che la riporti presto sulle montagne che ama, rispetta, e sta conquistando ad una ad una per essere la prima donna al mondo a toccare tutte le 14 vette del mondo che vanno oltre gli ottomila metri”.
Così il presidente del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai, si rivolge all’alpinista di Tarvisio dopo l’infortunio (frattura alla base del perone) che l’ha costretta al ricovero all’ospedale di Kathmandu mentre stava tentando la sua undicesima impresa sulla vetta del Makalu (8.463 metri).
“Un’impresa – sottolinea Alai - apparsa presto particolarmente difficile anche per chi, come Nives Meroi, è abituata a conquiste apparentemente impossibili; il Consorzio – che da tempo sostiene le imprese dell’alpinista e del marito Romano Benet - la ringrazia per questa nuova lezione di coraggio e per lo spirito che la anima: andare incontro alla montagna per accoglierla in tutta la sua bellezza e imprevedibilità, senza volontà di pura conquista. Anche per questo continueremo ad esserle accanto, perché il suo traguardo è diventato anche quello dei nostri 437 caseifici associati e dei 4.200 produttori agricoli che ad essi aderiscono”.
Senza ossigeno, senza il ricorso a sofisticate tecnologie, senza “portatori” d’alta quota, Nives Meroi – come si è detto – è già salita 10 volte oltre gli ottomila (ultima vetta conquistata quella dell’Everest nel 2007), e l’avventura sul Makalu è iniziata il 24 dicembre scorso.
L’impresa, dopo una prima fase relativamente agevole, si è complicata a causa di condizioni atmosferiche particolarmente avverse, che hanno costretto la Meroi e Bennet ad una lunga permanenza al campo base posto a 5.650 metri, con qualche puntata fino a 7.000 per trasportare corde e altro materiale in vista dell’attacco finale alla vetta.
Venti oltre i 100 chilometri, temperature esterne a – 35 gradi e, in tenda, a – 15, “bufere paurose di neve” – scrive nel suo diario Nives Meroi, e previsioni meteo che continuano a parlare di tempo pessimo. Giorni e giorni ad aspettare una finestra di bel tempo, a mangiare alla kazaka (patate e riso) e con più soddisfazione – scrive l’alpinista “alla Tarvisiana, con prosciutto e parmigiano reggiano: alla faccia delle barrette, anche i kazaki apprezzano questo cibo "naturale".
“L’impresa – spiega il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano – è frutto esclusivo della tenacia di Nives e Romano, di una preparazione rigorosa che nell’alimentazione assegna grande importanza agli apporti nutrizionali e alla facile digeribilità del nostro formaggio”.
Ma dopo giorni e giorni di prove, di attesa, di danni riparati in fretta ad ogni bufera, ecco la distruzione completa del campo base, una tempesta capace di sollevare gli uomini e, soprattutto, l’infortunio su quella montagna di cui Lorethan, uno degli idoli di Nives e Romano e protagonista, nel 1991 insieme a Jean Troillet, della salita al pilastro Ovest del Makalu. scrive: “Il Makalu non ha l’eleganza aristocratica e la bellezza vistosa del K2; ha quella bellezza discreta e radiosa dell’anima, è una montagna illuminata da una luce interiore. Tutti gli alpinisti sono stati sedotti da quella vetta dal colore strano, da quella ‘piramide formidabile dall’architettura purissima, che non si concede certo a tutti coloro che la vogliono prendere con la forza”.

Coltello e Parmigiano-Reggiano
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