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Parmigiano Reggiano: quotazioni in ripresa mentre vola l’export e cala la produzione

Prezzi ancora bassi nel 2009, ma in crescita da tre mesi. Sui mercati esteri +7%

Bologna, 28 gennaio 2010 - Saranno i prossimi mesi a dire se si tratti di una ripresa stabile, ma c’è un deciso miglioramento nelle quotazioni del Parmigiano Reggiano. Dopo anni vissuti largamente al di sotto di tale soglia, i prezzi all’origine si collocano da tre mesi al di sopra degli 8 euro al kg., e sono bastati quelli dell’ultimo bimestre del 2009 (8,32 a novembre e 8,56 a dicembre) a determinare un prezzo medio d’annata pari a 7,68 euro/kg, cifra al di sotto dei valori medi del 2007 (7,80 euro/kg.), ma decisamente superiore a quelli del 2008 (7,40 euro/kg.).

”E’ una media che ci mantiene ancora al di sotto dei costi di produzione – sottolinea il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai ma se si considera che la buona intonazione di fine 2009 si è ulteriormente consolidata anche nel gennaio 2010, e soprattutto il fatto che resteranno in atto alcune delle principali azioni e condizioni che hanno concorso a sbloccare il mercato, è finalmente possibile intravvedere la possibilità del superamento della drammatica crisi degli ultimi cinque anni”.
E le cifre che Alai fornisce insieme al direttore Leo Bertozzi e ai vicepresidenti Adolfo Filippini e Alberto Boscoli parlano chiaro.
La produzione 2009 ha confermato il calo produttivo in atto da anni, segnando una flessione pari al 2,23% dopo il –3,1% del 2008 e il –0,40% del 2007, scendendo per la prima volta al di sotto dei 3 milioni di forme (2.947.292); le giacenze sono scese dell’11,3%, i consumi domestici sono saliti dello 0,7% e l’export è cresciuto del 7% nei primi dieci mesi dell’anno, portando al 27% la quota di Parmigiano Reggiano destinata ai mercati esteri, con un + 9,1% in area UE, accompagnato da una ripresa dei mercati asiatici che ha fatto segnare la più consistente crescita delle vendite di Parmigiano Reggiano in Giappone, con un + 5%.

“Tutte cifre positive – sottolinea Alai - dietro le quali vi sono comunque ragioni precise e non un casuale cambio di rotta del mercato”.

“L’azione di ritiro attuata dall’Agea per gli indigenti (88.000 forme), quelli autonomamente effettuati dal Consorzio per la promozione proprio sui mercati esteri (66.000 forme anziché le 50-55.000 inizialmente previste) – spiega Alaihanno distolto dal mercato interno, insieme al calo produttivo, quasi il 12% della produzione; in presenza di un costante calo delle giacenze si sono così determinate le condizioni per una risalita delle quotazioni, a conferma del fatto che il governo della produzione e l’orientamento all’export costituiscono due obiettivi primari, in grado di intonare meglio il mercato anche in assenza di una concentrazione dell’offerta che resta comunque la più grande questione ancora da risolvere, soprattutto nel momento in cui si registra un ulteriore concentrazione delle vendite su quella grande distribuzione che con supermercati e ipermercati ha guadagnato un ulteriore 3,4% nelle quote di vendita del Parmigiano Reggiano per canale distributivo”.

“Le due azioni di ritiro – annuncia Alai proseguiranno anche nel 2010, con interventi Agea per 35.000 forme e un’autonoma iniziativa del Consorzio – sempre per la promozione sui mercati esteri – per 65.000 forme."

“Sulla crescita dell’export in area UE – spiega il direttore Leo Bertozziha indubbiamente influito positivamente anche la sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee sulla tutela del Parmigiano Reggiano rispetto non solo ad imitazioni, ma anche a semplici evocazioni del nome, accompagnata da azioni di vigilanza del Consorzio che hanno portato – ad esempio - al sequestro e all’immediata cessazione della produzione da parte di aziende che stavano presentando al mercato formaggi denominati “Reggianito” e “Parmesano”.
“Ora – spiega Bertozzicontinua il nostro lavoro in sede UE per giungere a riforme che ci consentano di avviare due nuove azioni: un reale governo della produzione che è condizione fondamentale per la valorizzazione del prodotto (ossia proprio per assicurare un valore che non è garantito dalle sole azioni di promozione e tutela) e il confezionamento in zona d’origine, che è ulteriore garanzia per i consumatori e completamento della filiera produttiva: una questione non semplice sulla quale stiamo agendo per rimuovere l’opposizione di Belgio e Danimarca”.
Intanto, il perdurare di interventi sul mercato, del calo produttivo, del buon andamento dell’export e dei consumi domestici sembra allontanare il ripetersi di situazioni come quella che, proprio nella parte centrale del 2009, hanno schiacciato le quotazioni all’origine del Parmigiano Reggiano attorno ai 7,30 euro/kg (con punte minime di 7,27 euro/kg in luglio e agosto), con pesanti ripercussioni sui quasi 4.000 allevamenti e sui 409 caseifici (scesi a 405 alla fine dell’anno) impegnati nella produzione e trasformazione del latte in Parmigiano Reggiano.

”Proprio per questo – conclude il presidente Alai abbiamo anche consolidato proposte di consumo alternativo sia attraverso la strada degli snack e delle barrette a base di Parmigiano Reggiano, sia con gli accordi con la catena Mc Donald’s, che oggi sta proponendo in Francia 15 milioni di panini a base di Parmigiano Reggiano (2.400 quintali)  e da settembre ripartirà in Italia con 4 milioni di panini: l’auspicio è quello di essere stabilmente inseriti (e la selezione avverrà negli Usa, ad Orlando) tra i tre panini più consumati, potendo così accedere ai punti di ristorazione della catena dislocati in tutto il mondo”.

Coltello e Parmigiano-Reggiano
Ricette